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CONTE, A.R. - Per una cronologia degli eventi naturali a Roma dal VII secolo a.C. al V secolo d.C.

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Italian 
 
ABSTRACT 

The paper aims to provide the archaeologist who works in the area of Rome with a list of the major natural events occurred between the VII cent. BC and the VI cent. AD, as a tool useful to a better understanding of the natural stratigraphy and its chronology. The author analysed various works, carried out over the last decades, and compared them to the historical reference sources, creating a list of natural events - mainly floods, earthquakes and volcanic activities - that have contributed to the formation of the archaeological stratigraphy and landscape of the city in the considered period.

 

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Il presente contributo ha lo scopo di fornire un sussidio all’archeologo che, lavorando nel territorio della città di Roma, si trova a dover esaminare stratigrafie di origine naturale non facilmente inquadrabili dal punto di vista cronologico, sia per l’esigua quantità di materiale databile proveniente dai depositi archeologici, sia per le difficoltà legate alla ricerca bibliografica e al confronto delle testimonianze storiografiche che necessitano di un lavoro lungo e complesso. 
 
Molti autori, nel corso degli anni, hanno compilato liste riferite alle piene del Tevere [1], in cui sono presenti delle discrepanze su alcune date. 
 
Per quanto riguarda le inondazioni nell'antica Roma [2], le descrizioni pervenuteci dagli autori antichi sono la fonte primaria da cui partire per poter esaminare e comprendere tali fenomeni che, solitamente, venivano menzionati perché associati ad avvenimenti particolarmente significativi e perciò rappresentati come segni divini o portenti che preludono o seguono ad altri eventi. 
 
In particolare, alla lista che viene presentata in questo lavoro, si sono voluti aggiungere anche i terremoti e le attività eruttive del Monte Albano che, insieme alle alluvioni, hanno contribuito alle formazioni stratigrafiche oloceniche nel territorio della città.
 
Per quanto riguarda le notizie sulle piene del Tevere, quelle dal V al II secolo a.C. ci sono state tramandate da Tito Livio, storico latino vissuto a cavallo tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero (59 a.C. – 17 d.C.) nella sua opera “Ab Urbe condita libri”.
 
Le inondazioni dal I secolo a.C. all’inizio del III secolo d.C., invece, sono documentate nella Storia Romana dello storico greco Dione Cassio (155 – 235 d.C.) e nelle opere di Tacito, Svetonio, Plutarco, Plinio e Cassiodoro. 
 
Coprono gli anni successivi, e in alcuni casi completano periodi più antichi [3], le informazioni provenienti dall’Historia Augusta (per il periodo II – III secolo d.C.), dai Fasti Ostiensi (147 d.C.) e da alcune fonti tarde [4] che, probabilmente, fanno riferimento ad elenchi o a notizie più antiche che non si sono conservate fino ai nostri giorni.
 
Come già accennato, alcune delle liste analizzate, presentano delle inesattezze su alcune date. La prima piena ricordata negli elenchi analizzati è quella del 414 a.C.; in realtà Publio Cornelio Cosso, Gaio Valerio Potito, Quinto Quinzio Cincinnato e Numerio Fabio Vibulano furono tribuni militari con potere consolare nel 415 a.C. 
Un’altra inesattezza si trova sull’anno della dedica del Teatro di Balbo, avvenuta nel 13 a.C. e non nel 12 a.C. 
 
Nel recente Geodatabase of Historical Evidence on Roman and Post-Roman Climate [5], viene menzionata la data del 70 d.C. associata a una violenta tempesta e a un’esondazione del Tevere; Tacito scrive “Una cupa giornata di pioggia, il dieci gennaio fu turbato da tuoni, fulmini e inconsuete minacce celesti” (Storie I, 18.1) riferendosi a una tempesta avvenuta il giorno in cui Galba (68 – 69 d.C.) annunciò all’esercito che avrebbe adottato Pisone sull’esempio del divo Augusto e secondo l’usanza militare, e non accennando minimamente a una piena del Tevere, che avvenne invece nel 69 d.C., durante il breve regno di Otone (gennaio – aprile 69 d.C.). Nello stesso lavoro si riscontra una differenza nella data dell’alluvione avvenuta sotto il regno di Traiano e ricordata nell’Epitome de Caesaribus (13, 12). La fonte fa riferimento a diversi eventi: una piena sotto il regno di Nerva (tra il 96 e il 98 d.C.) che viene paragonata ad un evento più disastroso verificatosi sotto il regno di Traiano (98 – 117 d.C.), avvenuto insieme a forti terremoti nelle province (in Asia Minore e in Grecia), datati al 105 d.C. [6].

Per quanto riguarda l’esondazione del 379 d.C. citata nella maggior parte delle liste, in accordo con quanto già sostenuto da Aldrete [7], il riferimento bibliografico “Beda Venerabilis, Chronica Maiora seu de sex aetatibus mundi una cum septima et octava aetate, 589”, che descrive una catastrofica alluvione del Tevere durata una settimana e che inondò una vasta area, è da collocare al 716 d.C., evento attestato anche nella Storia dei Longobardi (6.36) e nel Liber Pontificalis (Gregorio II, 6). 

Anche per l’ultima piena degli inizi del V secolo d.C. si è riscontrata una inesattezza, probabilmente dettata dalla menzione dell’anno in cui l’autore scrive (“Correvano gli anni della Redenzione 411”), anche se l’esondazione del Tevere a cui si riferisce avvenne nel tempo d'Arcadio Imperatore (395 - 408 d.C.) e d' Innocenzo I Pontefice (401 - 417 d.C.), nello stesso anno in cui “Roma si vide bagnata del sangue dei suoi che furono lacerati e trafitti dall’innata crudeltà dei Goti” riferendosi perciò all’anno 408 d.C., quando Alarico assediò Roma per la prima volta.

In ultimo, ricordiamo una lista di alluvioni redatta da Luciani [8] dove sono elencate date diverse rispetto a quelle riportate nei lavori degli altri autori, ma di cui purtroppo non è riportata la fonte storica di riferimento e che per tale ragione si è scelto di non inserire in questo contributo. Le date in questione sono: 749 a.C.; 419 a.C.; 242 a.C.; 216 a.C.; 214 a.C.; 204 a.C.; 191 a.C.; 93 a.C.; 4 a.C.; 4 d.C.; 14 d.C.; 20 d.C.; 56 d.C.; 68 d.C.; 77 d.C.; 213 d.C.; 374 d.C. 

Per i terremoti si è presa in considerazione l’opera “I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea” [9] e i dati del “Catalogo dei Forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980” [10].

Infine, per quanto riguarda le eruzioni del monte Albano, sono state riportate le notizie narrate da Tito Livio e da Dionigi di Alicarnasso.

La presente lista non può e non deve essere considerata completa, anzi sicuramente molti degli eventi naturali non ci sono pervenuti a causa di lacune tra le fonti. Certo è che ognuno di questi fenomeni doveva essere visto come prodigioso nel momento in cui si verificava, quindi meritevole di essere ricordato. 

Sarà la ricerca archeologica che, con l’ausilio dello studio delle fonti, andrà a completare o a correggere questo elenco che, ad oggi, deve essere considerato come un punto di partenza per implementare le ricerche. 

 

 

ANNO

 

TIPO DI EVENTO

 

 

FONTI

 

 

 

642 a.C. ca

 

 

ERUZIONE MONTE ALBANO

Tito Livio, Ab Urbe Condita (1.31.1-3).

“Dopo la disfatta inflitta ai Sabini, e quando ormai il regno di Tullo e la potenza romana avevano raggiunto il vertice della gloria e della ricchezza, ecco che venne annunciato al re e ai senatori che sul monte Albano stavano piovendo pietre. Siccome la cosa non era molto verosimile, furono inviati dei messi a controllare il fenomeno. Essi riferirono di aver visto coi loro occhi una spessa pioggia di pietre che cadeva come chicchi di grandine ammucchiata dal vento sulla terra”.

 

461 a.C.

 

TERREMOTO

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (3.10.6).

“Il suolo fu scosso da un violento terremoto”.

Dionigi di Alicarnasso (10.2.3).

“Brontolii della terra e scuotimento”.

 

 

436 a.C.

 

TERREMOTI NEI DINTORNI DI ROMA?

Tito Livio, Ab Urbe Condita (4.21.5).

“Tanto più che si diceva che frequenti scosse di terremoto avevano fatto crollare le case nella campagna (di Roma?)”. Tutto ciò avvenne in concomitanza con una terribile pestilenza.

Paolo Orosio (2.13.8).

“Nella centoterza e centoquinta Olimpiade (368 e 360) durante quasi un anno intero, si verificarono in Italia terremoti così frequenti e anche così gravi, che Roma era stanca delle continue notizie degli innumerevoli scuotimenti e rovine di luoghi e città”. La data riportata da Orosio è sbagliata, anche perché nello stesso passo si ricorda la guerra contro gli abitanti di Fidene del 436 a.C. Livio è sicuramente più affidabile (Guidoboni 1989).

 

415 a.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (4.49, 1-3).

“L’anno successivo, durante il quale furono tribuni militari con potere consolare Publio Cornelio Cosso, Gaio Valerio Potito, Quinto Quinzio Cincinnato e Numerio Fabio Vibulano, ci sarebbero state due guerre se non fossero state ritardate da uno scrupolo religioso dei loro capi, quella contro i Veienti, le cui terre furono devastate dallo straripamento del Tevere che travolse soprattutto le fattorie nelle campagne.”

 

 

 

 

 

 

 

397 a.C.

 

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL LAGO DI ALBANO (LAHAR)

Dionigi di Alicarnasso (XII, 10-12).

“Al tempo in cui i Romani assediavano i Veienti (nei giorni in cui stava sorgendo la stella Sirio), nella stagione in cui i laghi si abbassano, così come tutti i fiumi ad eccezione del Nilo, in un’epoca in cui non si avevano avute piogge, tormente o altre cause percepibili agli esseri umani, un lago distante da Roma non più di 120 stadi (non meno di 15 miglia), situato nei Colli Albani laddove si trovava la città madre di Roma, ebbe una tale crescita delle acque da inondare una vasta porzione della regione circostante, distrusse molte fattorie e incise la montagna riversando un grande fiume nelle piane sottostanti”. (Anno di Roma 356)

Tito Livio, Ab Urbe Condita (5.15, 1-2).

“Nel frattempo vennero annunciati molti eventi prodigiosi, la maggior parte dei quali erano disprezzati e tenuti in scarsissimo conto, innanzitutto per il fatto che ciascun fenomeno riportato vantava un unico testimone e poi, essendo in quel frangente gli Etruschi dei nemici, perché a Roma c'era grande penuria di aruspici, che di solito venivano impiegati per scongiurare i cattivi presagi. Il solo fatto che destò preoccupazione fu l'inusuale innalzamento del livello del lago situato all'interno del monte Albano, fenomeno dovuto non a normali precipitazioni atmosferiche o a qualche altra causa che potesse escluderne l'origine miracolosa”.

Tito Livio, Ab Urbe Condita (5.51, 8-9).

“Considerate infatti uno dopo l'altro gli avvenimenti positivi e negativi di questi ultimi anni: vi renderete conto che tutto il bene è venuto finché ci siamo lasciati guidare dagli Dei, il male invece quando li abbiamo trascurati. Prendiamo prima di tutto la guerra contro Veio (per quanti anni si è trascinata e con quanta sofferenza!); non se ne venne a capo fino a quando non drenammo, su invito degli Dei, il lago Albano”.

 

363 a.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (7.3.2).

“Proprio mentre gli spettacoli erano in pieno svolgimento, uno straripamento del Tevere rese impraticabile il Circo Massimo, il che causò il panico, come se gli Dei avessero ormai voltato le spalle e disprezzassero i tentativi fatti per placare la loro ira”.

 

 

 

 

241 a.C.

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Paolo Orosio (4.12.2-3).

“Il Tevere cresciuto per piogge inusuali, e spandendosi più che non potrebbe essere creduto, per grandezza e per bastanza, disfece tutte le parti di Roma poste in piano. E la qualità di detti luoghi diversi si eguagliarono allo stesso modo, perché quello che la piena non poté rovinare, stando a mollo si rovinò; e quello che trovò il corso dell’acqua lungo la sua strada lo rappianò. E alla gravissima furia dell’acqua seguì un più grave guastamento di fuoco; il quale fuoco, non essendo l’uomo certo onde venne, per la maggior parte della città si sparse, e fece grandissimo e miserabile abbattimento d’uomini e di case”.

Aug. De civ. Dei (3.18).

”Quando il Tevere salì al di sopra del suo livello abituale e quasi tutta la città nella pianura fu sommersa, alcuni edifici furono abbattuti dalla forza di quello che era quasi un torrente, mentre altri, essendo stati immersi nelle lunghissime acque alluvionali, crollarono”.

 

217 a.C.

 

ERUZIONE MONTE ALBANO

Tito Livio, Ab Urbe Condita (25.7).

”Sul monte Albano piovvero sassi per due giorni continui; molti luoghi furono colpiti dal fulmine; sul Campidoglio due templi”.

 

215 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Tito Livio, Ab Urbe Condita (24.9.6).

(2 inondazioni) “Due volte in quest’anno crebbero le acque a grande altezza ed il Tevere inondò la campagna con grande rovina di case e con strage di uomini e bestiame”.

 

203 a.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (30.26.5).

“L'anno fu notevole per un grande incendio in cui il Clivus Publicius fu bruciato e per le inondazioni.”

 

 

 

202 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Tito Livio, Ab Urbe Condita (30.38.10-12).

“Tra le altre cose un’insolita esondazione di acque fu pure considerata un cattivo presagio; infatti il Tevere straripò in modo tale che, inondato il Circo, i Giochi Apollinari si dovettero preparare fuori dalla Porta Collina, presso il Tempio di Venere Ericina; se non che, nel giorno stesso dei giochi, fattosi il cielo improvvisamente sereno, il corteo che cominciava ad avviarsi verso la porta Collina, fu richiamato indietro e condotto nel circo, essendo venuta la notizia che l’acqua se n’era andata…”

 

 

193 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (35.9.2-3).

“Vi furono in quell’anno grandi esondazioni di acque, e il Tevere inondò la parte bassa della città. Intorno alla Porta Flumentana alcuni edifici crollarono e andarono distrutti.”

 

193 a.C.

 

 

TERREMOTO

Tito Livio, Ab Urbe Condita (34.55.1).

“Sul principio dell'anno, in cui furono consoli Lucio Cornelio e Quinto Minucio, si annunziavano terremoti così frequenti, ch'erano gli uomini attediati non tanto della cosa, quanto delle ferie comandate per questo”.

 

 

192 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Tito Livio, Ab Urbe Condita (35.21.5-6).

“A Roma, il Tevere, straripato con maggiore impeto dell’anno prima, abbatté due ponti e molti edifici, specialmente presso la Porta Flumentana. Un sasso enorme, smosso o dalle piogge o da un terremoto leggero più di quel che si potesse sentire, cadde dal Campidoglio nel Vicus Iugarius e uccise molte persone. In tutta la campagna inondata fu trascinato via il bestiame e distrutte molte ville”.

 

 

192 a.C.

 

 

TERREMOTO

Tito Livio, Ab Urbe Condita (35, 40.7).

“A Roma ci furono in quel medesimo tempo due grandissime paure, la prima di maggiore durata ma meno forte: per 38 giorni la terra tremò”.

 

 

189 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Tito Livio, Ab Urbe Condita (38.28.4).

(12 inondazioni) “Quell'anno ci furono grandi inondazioni con il Tevere che inondò il Campo Marzio e le aree pianeggianti della città per dodici volte”.

 

 

 

181 a.C.

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Plutarco (22.24.7).

“Circa quattrocento1 anni dopo, durante il consolato di Publio Cornelio e Marco Bebio, una grande alluvione distrusse il tumulo e le arche furono messe allo scoperto dalla fiumana.”

 

1 si tratta di un errore di Plutarco nel conteggio degli anni, poiché tra la morte di Numa (671 - 670 circa a.C.) e il consolato di P. Cornelio Cetego e M. Bebio Tamfilo (181 a.C.) trascorsero 490 anni, cioè circa 500 (Aldrette 2007:18).

 

 

179 a.C.

 

 

 

TERREMOTO

Tito Livio, Ab Urbe Condita (40.59.7).

“La terra tremò nei templi pubblici, dove era un lettisternio, le teste degli Dei adagiate sui letti si voltarono da sé; il piatto coperto che era stato posto dinnanzi a Giove, cadde dalla mensa”.

Ossequente 7.

“Nel lettisternio di Giove le teste degli Dei si girarono a causa di un terremoto”.

 

 

156 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Ossequente 16.

“La copertura con i supporti del grande ponte [il ponte Aemilius] era stata buttata giù dal Tevere”.

 

118 a.C.

 

 

TERREMOTO

Ossequente 35.

“La terra tremò con un rumore simile ad un muggito”.

 

 

 

99 a. C.

 

 

TERREMOTO

Ossequente 44.

“A Norcia un tempio sacro fu distrutto da un terremoto”.

Aulo Gellio (4.6).

“La terra aveva tremato e a Roma le lance di Marte nella Regia si erano mosse”.

 

83 a.C.

 

 

TERREMOTO

 

 

Appiano Bell. Civ. (1.83).

“La divinità a lungo fece scuotere la terra e a Roma fece crollare alcuni templi”.

 

 

76 a.C.

 

 

 

TERREMOTO

Ossequente 59.

“A Rieti i templi nella città e nella campagna furono scossi dal terremoto, si spaccarono le pietre con cui il Foro era pavimentato, i ponti furono interrotti, gli argini dei fiumi travolti, si udirono brontolii sotterranei e dopo pochi giorni ciò che era stato scosso crollò”.

 

 

72-70 a.C.

o 73-69 a.C.

 

 

 

TERREMOTO

Un frammento dell’opera storica di Flegonte di Tralle in Fozio Bib. 2.97.

“Avvenuto un terremoto a Roma, molte case di questa rovinarono e moltissime altre cose accaddero in questa Olimpiade (177)”.

 

 

 

 

60 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Dione Cassio, Storia Romana (37.58.2-4).

“Ad un tratto, una tale tempesta è scesa su tutta la città e su tutto il paese che una gran quantità di alberi furono strappati dalle radici, molte case furono distrutte, le barche ormeggiate nel Tevere sia vicino alla città che alla sua bocca furono affondate, e il ponte di legno [il ponte Sublicius] distrutto, e un teatro costruito con legni per alcuni spettacoli crollò e, nel mezzo di tutto ciò, un gran numero di esseri umani morì”.

 

57 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Scholia in Lucani Bellum Civile, Pars prior, Commenta Bernensia 1869, 8.824.

“…mentre Publio Cornelio si apprestava a partire per l’Egitto, il Tevere straripò…”.

 

 

 

 

54 a.C.

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Dione Cassio, Storia Romana (39.61.1-2).

Nel frattempo, il Tevere, a causa delle piogge eccessive che si erano verificate da qualche parte fuori della città, o a causa di un violento vento dal mare che respingeva la sua ondata in uscita, o ancora più probabilmente, come era stato ipotizzato dall’atto di qualche divinità, traboccò improvvisamente così da inondare tutti i livelli bassi della città e furono allagate anche molte delle parti più alte. Le case, quindi, essendo costruite in mattoni, divennero fradice e crollarono, mentre tutti gli animali furono uccisi nel diluvio. E tra la gente, quella che non fece in tempo a rifugiarsi nei punti più alti venne travolta e uccisa nelle loro dimore o nelle strade.”

Cicerone, Epistulae ad Quintum fratrem, 1988, 3.5.8; (fr. III, 7.1).

“A Roma, e in particolare lungo la Via Appia fino al Tempio di Marte, ci furono alluvioni sorprendenti”.

 

49 a.C.

 

 

TERREMOTO

Dione Cassio, Storia Romana (41.14.3).

“E vi furono frequenti terremoti con muggiti, un dardo di fuoco attraversò il cielo da ovest a est e un nuovo incendio distrusse il tempio di Quirino, così come altri edifici”.

 

47 a.C.

 

 

TERREMOTO

Dione Cassio, Storia Romana (42.26.3).

“L’anno seguente vi fu un forte terremoto e un gufo fu visto, e fulmini scesero sopra il Campidoglio e sopra il cosiddetto tempio della Fortuna e nei giardini di Cesare”.

 

43 a.C.

 

 

TERREMOTO

Dione Cassio, Storia Romana (45.17.4).

“Quelle cose e un grande terremoto che avvenne atterrirono il resto della popolazione”.

 

43 – 44

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Orazio Flacco (1.2.1-20).

“Vedemmo il biondo Tevere, ritorti dal lido etrusco a grande impeto i flutti, contro i regali monumenti del Tempio di Vesta, mentre vendicator de’ troppi affanni d’Ilia si vanta, e vago alla sinistra ripa, a Giove in dispetto, il maritale fiume discorre”.

 

 

 

 

 

44 a.C.

 

 

 

 

TERREMOTO A ROMA E MAREMOTO A OSTIA?

Ossequente 68.

“Ci furono frequenti terremoti. I cantieri navali e altri luoghi furono colpiti dai fulmini” “Un branco di pesci ad Ostia fu lasciato in secco dal riflusso della marea”.

Virgilio, Georgiche 1,469-98 (Bondi 1801).

“Così nocchier che su la stanca nave entrò nel porto, le tempeste obblia, e lieto gode incoronar la poppa”. “Ahi troppo spesso ne l’estate io vidi, mentre già lieto a le mature spiche stendea la falce, o le recise in fascio legava il mietitor, sorgere a un tratto orrida guerra di contrarii venti, e da l’ime radici alto per l’aria svelta portar la gravida raccolta, E in vorticoso turbine aggirarsi e il gran disperso, e le volanti paglie.

Plinio, Storia Naturale (2.194).

“Mi risulta personalmente che le Alpi e gli Appennini hanno tremato varie volte”.

 

 

 

32 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (50.8.3).

“Molti danni sono stati causati anche dalla tempesta; quindi un trofeo che si ergeva sopra l'Aventino era caduto, una statua della Vittoria cadde dalla parete di fondo del teatro, e il ponte di legno [il ponte Sublicius] fu completamente demolito”.

 

 

27 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (53.20.1).

“Il Tevere esondò e coprì tutta Roma anche le terre basse, da renderla navigabile in barca. Da questo segno, gli indovini hanno profetizzato che [Ottaviano] salisse a grandi altezze e reggesse il mondo intero sotto il suo dominio”.

 

 

23 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (53.33.5).

“Il Tevere, in piena, portò via il ponte di legno [il ponte Sublicius] e rese la città navigabile in barca per tre giorni”.

 

 

 

22 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (54.1.1).

“L'anno seguente, in cui erano consoli Marcus Marcellus e Lucius Arruntius, la città fu di nuovo sommersa dallo straripamento del fiume”.

 

 

17 a.C.

 

 

TERREMOTO

Ossequente 71.

“Ai piedi dell’Appennino, nella villa di Livia, moglie di Cesare, vi fu un grande terremoto”.

 

 

13 a.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (54.25.2).

“Accadde che la notizia della sua venuta [di Augusto] abbia raggiunto la città durante quei giorni in cui Cornelio Balbo festeggiava con gli spettacoli la dedica del teatro che è ancora oggi chiamato con il suo nome…anche se non era nemmeno in grado di entrare nel suo teatro, tranne che in barca, a causa dell'alluvione causata dal Tevere, che aveva traboccato dalle sue rive”.

 

 

5 d.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (55.22.3).

“Allora dunque sotto il consolato di Cornelio e Valerio Messalla avvennero violenti terremoti e il Tevere abbatté il ponte e rese la città navigabile per sette giorni e ci fu un'eclissi di sole e si verificò una carestia.”

Cassiodorus, Chronica 604 (pp. 109-161).

Per otto miserabili giorni, a causa dell’attacco del Tevere, ci fu la distruzione di uomini e case”.

 

5 d.C.

 

TERREMOTO

 

Dione Cassio, Storia Romana (55.22).

“Allora dunque sotto il consolato di Cornelio e Valerio Messalla avvennero violenti terremoti e il Tevere abbatté il ponte e rese la città navigabile per sette giorni e ci fu un'eclissi di sole e si verificò una carestia.”

 

 

12 d.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (56.27.4).

“I Ludi di Marte vennero celebrati nel Foro di Augusto a causa di un’inondazione del Tevere che aveva allagato il circo.”

 

 

 

 

15 d.C.

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Dione Cassio, Storia Romana (57.14.7-8).

“Quando il fiume Tevere inondò una grande parte della città, cosicché fu navigabile, gli altri lo interpretarono come un prodigio, come avevano fatto per i violenti terremoti che fecero crollare una parte delle mura della città”.

Tacito, Annali (I.76,1;79).

“In quell'anno il Tevere, in piena per le continue piogge, inondò le zone pianeggianti della città. Il suo placarsi fu accompagnato dalla distruzione di edifici e dalla perdita di molte vite”.

 

 

15 d.C.

 

 

TERREMOTO

Dione Cassio, Storia Romana (57.14.7-8).

“Quando il fiume Tevere inondò una grande parte della città, cosicché fu navigabile, gli altri lo interpretarono come un prodigio, come avevano fatto per i violenti terremoti che fecero crollare una parte delle mura della città”.

 

 

 

36 d.C.

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Dione Cassio, Storia Romana (58.26.5).

“Sotto il consolato di Sesto Papinio e di Quinto Plauzio, il Tevere inondò gran parte della città in modo che la gente andasse in giro in barca”.

Giovanni Zonara (11.3=.

“A quel tempo, il Tevere sommerse gran parte di Roma da renderla navigabile in barca”.

 

 

 

51 d.C.

 

 

 

 

TERREMOTO

Tacito, Annali (12.43.1).

“In quell’anno si ebbero molti prodigi. Sul Campidoglio scesero uccelli di malaugurio, la case crollarono per i frequenti terremoti, e mentre si temeva che la rovina si allargasse, per il panico i più deboli furono calpestati”.

Svetonio, Claudio 22.

“In caso di terremoto in città, l’imperatore non mancò mai di far annunziare dal pretore all’assemblea del popolo le cerimonie espiatorie”.

Dione Cassio, Storia Romana (61.31).

“La divinità scosse la terra per molto tempo lo stesso giorno della cerimonia e durante la notte gettò terrore nel cuore di tutti”.

 

57 - 59  d.C.

 

 

TERREMOTO

Eusebio Chronicon (p. 182).

“Roma fu scossa da un terremoto e vi fu un’eclissi di sole”.

Giorgio Sincello (636.10 = 336c).

“A Roma ci fu un grande terremoto”.

 

62 d.C.

TEMPESTA VIOLENTA – MAREMOTO A OSTIA?

Tacito, Annali (15.18).

“..circa duecento navi si fossero perdute, nel porto di Ostia, per la violenza di una tempesta e cento altre fossero andate distrutte, per un incendio fortuito, dopo aver risalito il Tevere”.

 

 

 

 

 

68 d.C.

 

 

 

 

 

TERREMOTO

Svetonio (Nerone 48, Galba 18).

(Nerone) “Rimase immediatamente terrorizzato da una scossa di terremoto e da un fulmine cadutogli davanti”.

(Galba) “Entrando poi in città e nel palazzo, lo accolse una scossa di terremoto e un boato simile ad un ruggito”.

Dione Cassio, Storia Romana (63.28.1).

“E mentre egli comunica queste cose ci fu un terremoto violento, cosicché diede l’impressione che tutta la terra si fracassasse nelle sue giunture”.

Plinio, Storia Naturale (2.199; 17.245).

“Un portento non meno straordinario ha conosciuto anche la nostra generazione, nell’ultimo anno del principato di Nerone, così come abbiamo raccontato di quelle cose, allorché dei prati e degli oliveti separati da una strada pubblica, si scambiarono il posto: successe nel territorio Marrucino, sulla proprietà di Vezio Marcello, cavaliere romano amministratore dei beni di Nerone”.

 

 

 

 

 

 

69 d.C.

 

 

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Tacito, Storie (I, 86.2).

“Ma una paura particolare sia per il disastro attuale che per il futuro venne dall’improvvisa inondazione del Tevere che, con uno smisurato ingrossamento, abbattuto il ponte Sublicius e, riversatosi per la rovina della diga contrapposta, allagò non solo le parti basse e piane della città, ma anche quelle più sicure contro sciagure di tal genere: molti furono travolti dalla piena per le strade e ancora di più sorpresi nelle botteghe o a letto nelle case. Fra il popolo dilagò la fame, la povertà e la carestia. Le fondamenta di interi isolati furono danneggiate dalle acque stagnati”.

Plutarco, Otone (4.5-10).

“Anche il comportamento del Tevere fu considerato dalla maggior parte delle persone un segno funesto. È vero che era la stagione in cui i fiumi erano in piena, ma il Tevere non era mai stato così alto, né aveva provocato rovine e distruzioni così grandi. Traboccò dalle ripe e sommerse gran parte della città e principalmente il mercato del grano, quindi l'enorme scarsità del cibo prevalse per molti giorni”.

Svetonio, Vite dei Cesari (Otone, 8.3).

“E appena uscito da Roma, [Otone] fu ritardato da un’inondazione del Tevere e dopo circa 20 miglia, trovò perfino la strada interrotta dalle macerie delle case crollate”.

 

REGNO DI NERVA (96-98 d.C.)

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Ps. Aurelius Victor, Epitome de Caesaribus (13,12).

“A quel tempo, il Tevere inondò in modo più distruttivo di come [aveva fatto] sotto Nerva, distruggendo gli edifici più vicini e ci fu un grave terremoto in molte province e terribili pestilenze, carestie e incendi”.

 

 

 

 

 

 

REGNO DI TRAIANO (98 - 117 d.C.)

105 d.C.

 

 

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Ps. Aurelius Victor, Epitome de Caesaribus (13,12).

“A quel tempo, il Tevere inondò in modo più distruttivo di come [aveva fatto] sotto Nerva, distruggendo gli edifici più vicini e ci fu un grave terremoto in molte province e terribili pestilenze, carestie e incendi”.

Plinio, Epistularum libri novem (8.17.2).

“Il tempo è severo e violento intorno a te come con noi? Qui ci sono tempeste continue e inondazioni ripetute. Il Tevere è salito sopra il suo letto e si espande in profondità sulle sue basse banchine. Sebbene drenato da un canale creato dalla preveggenza dell'imperatore, il fiume riempie le valli, copre la campagna e ovunque trovi pianure, scompaiono sotto le sue acque. Poi costringe i fossi che di solito riceve e si mescolano insieme, a deviare il loro corso, per così dire, andando a incontrarli. Così inonda quei campi che non è in grado di raggiungere da solo se non con acque prese in prestito. L'Aniene, il più dolce dei fiumi, che sembra invitato e trattenuto dalle ville adiacenti, ha distrutto e portato via
gran parte dei boschetti che lo ombreggiano. Il fiume ha scavato le montagne e, bloccato dalle frane risultanti, ha distrutto case e lasciato rovine, cercando di tornare al suo corso. Coloro che vivono nei dintorni, fuori dalla portata di queste terribili tempeste hanno visto galleggiare ricchi detriti e mobilia preziosa, insieme a utensili della campagna; da un lato attrezzature domestiche e i semplici attrezzi della fattoria, dall'altra le mandrie abbandonate a se stesse; e in mezzo a tutto questo, tronchi d'albero, travi e tetti delle ville, e tutto il resto fluttuare in modo casuale. Nemmeno i luoghi in cui il fiume non poteva salire sono sfuggiti al disastro. Una pioggia continua e turbini sfuggiti dalle nuvole erano devastanti quanto il fiume. Le recinzioni che circondavano le magnifiche ville furono distrutte e i monumenti funerari si rovesciarono. Molte persone sono state annegate, sepolte e schiacciate, e il danno alla proprietà è stato aumentato dal lutto e dal dolore di tali perdite.”

REGNO DI ADRIANO (117 - 138 d.C.)

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Historia Augusta (Hadr. 21. 5-6).

“Ci fu anche una piena del Tevere”.

 

147 d.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Historia Augusta (Ant. 9, 1;3)

“…e c'era una piena del Tevere”.

Fasti Ostienses, ad a. 147 (I.I. XIII, 1, 5, 147, p.207).

Dieci giorni prima delle kalende di aprile c'era stata una grande alluvione”.

REGNO DI MARCO AURELIO E LUCIO VERO

(tra il marzo del 161 e l’estate del 162 d.C.)

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Historia Augusta (M. Aur. 8, 4-5).

“Ma ad interrompere la felicità e il riposo dell’imperatore, arrivò la prima inondazione del Tevere, la più dura del tempo, che danneggiò molte case in città, annegò un gran numero di animali e causò una grave carestia”.

 

191 - 192 d.C.

 

 

TERREMOTO

 

Erodiano (1.14.1-4).

“E poi anche, venuto fuori del fuoco da qualche parte per effetto del terremoto, fu incendiato interamente il Tempio della Pace”.

 

217 d.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

Dione Cassio, Storia Romana (78, 25.4-5).

“Il Tevere è salito fino a quando non ha invaso il Foro e le strade limitrofe con una tale violenza da spazzare via anche le persone”.

 

 

217 d.C.

 

 

TERREMOTO

 

Dione Cassio, Storia Romana (78, 25.1).

“E avvenne un violento terremoto”.

 

 

 

223 d.C.

 

 

 

TERREMOTO

 

Historia Augusta (Alessandro Severo 4).

“A favore di molte città che erano sfigurate in seguito al terremoto impiegò denaro delle casse per il rinnovamento di opere sia pubbliche che private”

Chronicon Paschale (5.214).

“Il terzo giorno della quattordicesima indizione, sotto il consolato di Massimo ed Eliano, a Roma si fecero veglie per tre giorni, nel corso delle quali si verificarono violenti terremoti, il 9 settembre, il 17 settembre e 19 ottobre”.

 

 

253 d.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Sesto Aurelio Vittore, De Caesaribus, 32.

“In piena estate, il Tevere straripò e inondò”.

 

 

262 d.C.

 

TERREMOTO

 

Historia Augusta (Gallieno 5.2).

“Anche Roma fu scossa”.

 

 

 

275 – 276 d.C.

 

 

TERREMOTO

 

Historia Augusta, (Tacito 17.4).

“I presagi di morte furono questi: rotte le porte si aprì all’improvviso il sepolcro del padre. L'ombra della madre come vivente apparve sia a Tacito che a Floriano, infatti si diceva fossero nati da padri diversi. Nella cappella dei Lari tutti gli dei caddero o per un terremoto o per qualche caso.”

 

 

 

 

371 d.C.

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Ammiano Marcellino (29.6.17).

“Il Tevere, che attraversa il centro della città e scorre insieme con molte fogne e fossi e si mescola nel Mar Tirreno, era
gonfiato dalle piogge eccessive. Dilagando oltre l'apparenza di un fiume, inondò quasi tutto. E mentre tutte le restanti zone della città che si estendevano attraverso le pianure erano sommerse, solo le colline e alcuni edifici più alti erano protetti dalla presente minaccia. Affinché molte persone non soffrissero la fame, le barche fornivano cibo in abbondanza arrivando nelle aree inondate non raggiungibili a piedi. Ma in effetti, quando le tempeste si placarono, e il fiume che era uscito dalle sue rive, tornò alla sua consuetudine di canale, la paura fu bandita e non vennero previsti ulteriori problemi”.

 

 

398 d.C.

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

Claudiano, De bello Gildonico (41-43).

“O [perché preoccuparsi di descrivere] il fiume che scorre tra tetti e minaccia le colline? La città sommersa sa cosa vuol dire vivere in grande navi, i suoni dei remi e l'età di Pyrrhae.“

 

 

 

 

 

408 d.C.

 

 

 

 

TERREMOTO

 

Marcellinus Comes Chronica, MGH AA XI, p.69; Excerpta Sangallensia p.19.

“A Roma, nel foro della Pace la terra muggì per sette giorni”.

F. M. Bonini, 1666 (Libro I, 16, pag. 45).

“Ed ancora estreme calamità fecero scuotere la terra che sia a Roma che in altre parti d’Italia si ebbero tremori assai spaventosi”.

 

 

 

 

 

408 d.C.

 

 

 

 

ESONDAZIONE DEL TEVERE

 

F. M. Bonini, 1666 (Libro I, 16, pag. 45).

“Correvano gli anni della Redenzione 411, tempo assai distante dall'inondazione di M. Aurelio, il che porta a credere, che i rimedi apportativi furono di gran giovamento all'impeto del Tevere, il quale, col correr degli anni, avendo di nuovo atterrati i ripari e abbattute le sponde, inondò, nel tempo d'Arcadio Imperatore (395 - 408) e d' Innocenzo I Pontefice (401 - 417), spaventevoli i suoi furori, con i quali tentò di rovinare gran parte degli edifici, in vicinanza di due sponde, e d'impedire al popolo la comunicazione e di procacciarsi il necessario per poter vivere. Questo flagello ne chiamò un altro maggiore che venne dalle parti del Settentrione; mentre Roma ancora non era asciutta dalle acque, si vide bagnata del sangue dei suoi che furono lacerati e trafitti dall’innata crudeltà dei Goti, ed ancora estreme calamità fecero scuotere la terra che sia a Roma che in altre parti d’Italia si ebbero tremori assai spaventosi”.

 

 

443 d.C.

 

 

 

TERREMOTO

Fasti Vindobonenses Posteriores (MGH AA IX, p.301).

”Sotto il consolato di Massimo e Paterio Roma fu colpita da un terremoto che fece crollare statue e i portici nuovi”.

Paolo Diacono, Historia Romana (13.16).

“Circa in quei giorni Roma fu sconvolta da un così terribile terremoto che crollarono le case e gli edifici più importanti”.

CIL 6.1763 = 32089 = ILS 5633.

Si menziona Rufio Cecina Felice Lampadio che fu prefetto urbano intorno al 443 - 450 d.C. che restaurò l’anfiteatro Flavio dopo il terremoto del 443 d.C.

 

484 – 508 d.C.

 

 

TERREMOTO

 

 

CIL 6,1716b = 32094b.

La testimonianza è rappresentata da un’epigrafe in più copie che ricorda la ricostruzione da parte del console Decio Maio Venanzio Basilio, dell’arena e del podio dell’anfiteatro Flavio crollati a causa di un terremoto. La data dell’evento si desume dall’epigrafe, che però è databile al 484 o al 508 d.C. (il nome compare in entrambe le liste consolari forse un caso di omonimia o fu console in entrambi gli anni). (Guidoboni 1989)

 

NOTE

[1] Aldrete 2007; Bersani, Bencivenga 2003; D’Onofrio 1980; Frosini 1977; Le Gall 1953; Luciani 1985; McCormick et alii 2013; Muzzioli 2009; Remedia et alii 1998. 

[2] Come il caso del Lahar (Gioia et alii 2010).

[3] Paolo Orosio nella sua opera Historiarum adversus paganos, riporta la drammatica descrizione della piena del 241 a.C. a cui seguì anche un terribile incendio, informazione probabilmente ripresa dall’opera di Tito Livio. Ossequente nel suo De prodigiis menziona il danneggiamento al Ponte Aemilius nel 157 a.C. che, in accordo con quanto sostiene Aldrete (2007: 19), è probabile sia stato causato da una piena verificatasi per una violenta tempesta descritta nello stesso passo. Nell’opera Scholia in Lucani Bellum Civile, Pars prior, Commenta Bernensia del 1869, si ricorda la piena del 57 a.C. Il poeta Orazio Flacco ricorda in una delle sue odi un’esondazione del Tevere, insieme ad altri fenomeni avvenuti subito dopo la morte di Cesare; probabilmente tale evento si colloca insieme ai fenomeni citati tra gli altri da Ossequente (terremoto, maremoto) datati al 44 a.C. Giovanni Zonara riporta la stessa piena avvenuta alla fine del regno di Tiberio (36 d.C.) menzionata da Dione Cassio. Nell’opera De Caesaribus di Sesto Aurelio Vittore, storico romano del IV secolo d.C., sono riportate le esondazioni avvenute sotto il regno di Nerva e di Traiano.

[4] Sesto Aurelio Vittore, Ammiano Marcellino, Beda il Venerabile, Claudiano e Bonini.

[5] McCormick et alii 2013.

[6] Guidoboni 1989.

[7] Aldrette 2007. 

[8] Luciani 1985.

[9] Guidoboni 1989.

[10] Boschi et alii 1995

 

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